IMMAGINOTECA
MINIMALISM

Smettere di lavorare. Qualche mese fa ho annunciato su questo blog che sarebbe stato il mio progetto per il 2012. Detto, fatto. A gennaio 2012 ho iniziato a smettere. E ora voglio raccontarlo qui. Cosí, per vedere chi c’è dall’altra parte. Ammetto anche che ieri mattina, mentre iniziavo a scrivere questo testo, ho avuto l’impressione di essere sul punto di pubblicare un post molto pericoloso. Ma comunque andiamo avanti. A voler essere precisi, non ho proprio smesso di lavorare. Si tratta più che altro di lavorare in modo molto diverso, di rivedere radicalmente l’equilibrio fra il lavoro e il tempo libero o, come preferisco dire io, l’equilibrio fra il tempo in cui sono occupato e il mio “tempo vuoto”. Il vuoto per me è molto importante, sia nel tempo che nello spazio. Forse, mi dico, perché è nel vuoto che inizia la creazione. Ecco: a me sembrava che di questo vuoto ce ne rimanesse sempre meno e comunque a me non bastava. Ho deciso quindi che il 2012 sarebbe stata l’occasione per riaverne. Vuoto nello spazio, semplificando la mia vita e riducendo gli oggetti che mi circondano; vuoto nel tempo, svuotando la mia agenda.

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FOTO: Marta C.

Llevo varios meses reflexionando sobre el concepto de #slowbusiness y una de las cosas que estoy haciendo es utilizar los fantásticos paisajes del campo de @montecanepino (el pueblo donde he nacido) para atraer profesionales interesados en tomar un descanso creativo y realizar una meditación estratégica sobre sus actividades de negocio.

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image above: focusmanifesto.com

About one month ago I wrote this post for dreamhamar.org
As I have been working on network design methodology for the dreamhamar process, in the following text I explain why I think that a minimalist approach can help with the management and the coordination of a complex process like dreamhamar.

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Smile, breathe and go slowly is the subheader of zenhabits blog, one of the top 25 blogs and top 50 websites in the world.

Minimalist Leo Babauta, author of the blog, writes about finding simplicity in the daily chaos of our lives. It’s about clearing the clutter so we can focus on what’s important, create something amazing and find happiness.

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Qualche mese fa, mio padre descriveva in un tweet la sua interpretazione del minimalismo, definendolo come una tendenza contemporanea a uno stile di vita fatto di poche e semplici cose e in opposizione al modello capitalista e consumista. Ero sorpreso: per me, architetto, il minimalismo era uno stile, o al massimo una corrente artistica.

Oggi, grazie a Luca Conti, ho scoperto che mio padre aveva ragione. L’ho capito stamattina scoprendo il blog theminimalists.com, un progetto di Joshua & Ryan che si presentano così:

Our Vision is to see more people live meaningful, happy, passionate, free lives.

E’ stata una bellissima scoperta, che fra l’altro mi ha aperto a tutto un filone sul minimalismo (consiglio anche il blog zenhabits.net) di cui non ero a conoscenza.

Bene.
Tutto questo per dire che il prossimo mese di settembre mi uniro’ all’esperimento Clear Your Damn Plate, che Joshua spiega così:

I’m trying a new experiment next month. I’m going to clear my damn plate—a phrase my mother used to use with vigor—and focus on one thing at a time (viz. place one thing on my empty plate at a time).

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