Quando faccio la pasta non penso a niente. Quando faccio le orecchiette penso solo a che mi vengano bene e senza troppi sforzi: belle, concave, nè troppo asciutte, nè troppo bagnate. E’ il mio modo di creare qualcosa e non credo sia dovuto – come i malpensanti insinuerebbero – a un frustrato senso di maternità o all’istinto di onnipotenza del generare. Si tratta di costruire la realtà fuori di me in maniera concreta, pratica, dar vita a una realtà fisica di odori, sapori, forme e colori. Forse è la smaterializzazione della realtà attraverso la virtualità delle nuove tecnologie che mi induce al bisogno di concretezza, ma anche senza computer a 15 ann iero lì che facevo le mie sciarpette a mano. No, non ho 70 anni, non ci crederete ma qui a Parigi con la mia pasta fatta a mano sono anche una alla moda, e queste pratiche dei “lavori femminili” non le ho ereditate dai miei avi, le ho imparate con internet. Una vera e propria contraddizione? A voi giudicare.
CONTINUE READINGSmettere di lavorare. Qualche mese fa ho annunciato su questo blog che sarebbe stato il mio progetto per il 2012. Detto, fatto. A gennaio 2012 ho iniziato a smettere. E ora voglio raccontarlo qui. Cosí, per vedere chi c’è dall’altra parte. Ammetto anche che ieri mattina, mentre iniziavo a scrivere questo testo, ho avuto l’impressione di essere sul punto di pubblicare un post molto pericoloso. Ma comunque andiamo avanti. A voler essere precisi, non ho proprio smesso di lavorare. Si tratta più che altro di lavorare in modo molto diverso, di rivedere radicalmente l’equilibrio fra il lavoro e il tempo libero o, come preferisco dire io, l’equilibrio fra il tempo in cui sono occupato e il mio “tempo vuoto”. Il vuoto per me è molto importante, sia nel tempo che nello spazio. Forse, mi dico, perché è nel vuoto che inizia la creazione. Ecco: a me sembrava che di questo vuoto ce ne rimanesse sempre meno e comunque a me non bastava. Ho deciso quindi che il 2012 sarebbe stata l’occasione per riaverne. Vuoto nello spazio, semplificando la mia vita e riducendo gli oggetti che mi circondano; vuoto nel tempo, svuotando la mia agenda.
CONTINUE READINGimmagine: URBAN APERTURE(S) – una teoria dell’informazione urbana | issuu.com/immaginoteca
Qualche tempo fa il mio amico e collega Luca Conti mi ha chiesto di descrivergli la mia dieta mediatica: si tratta di raccontare come mi informo, quali sono i miei mezzi e le mie fonti per l’informazione.
L’espressione dieta mediatica mi sembra particolarmnete appropriata: credo che la sfida della tecnologia e dell’informazione del futuro sia la gestione sostenibile di grandi quantità di dati e informazioni, al fine di evitare fenomeni sempre più frequenti di saturazione e information overload.
Ripropongo di seguito il mio contributo, originariamente pubblicato su pandemia.info
CONTINUE READINGimmagine:
una mia foto adattata con
network visualization di See-ming Lee [flickr]
“Tutto quello che faccio lo faccio in rete, collegandomi ad altre persone, gruppi, studi e associazioni, secondo strutture orizzontali e aperte.”
Con questa frase spiego l’essenza dell’approccio network thinking in un’intervista realizzata dal magazine whymarche nella quale racconto il mio percorso di architetto italiano all’estero e cerco di spiegare che lavoro faccio.
Ecco l’intervista completa.
Ieri, su idea di v, abbiamo realizzato un PON PON. Abbiamo seguito le indicazioni di vari blog “specializzati”, come ad esempio blog.donnamoderna.com, da cui viene l’immagine qua sopra.
Ci abbiamo messo circa 3 ore (tre).
DREAMHAMAR è un processo di network design applicato alla creazione di uno spazio pubblico per la città di Hamar, in Norvegia.
Una delle caratteristiche più importanti della metodologia network design è la realizzazione di prototipi a scala reale sulla piazza tramite eventi, installazioni ed azioni urbane.
“quando ti immagino mi sembri un ibrido tra un nomade e un giocoliere del nuovo millennio”
CONTINUE READINGvideo : sessione network design con il sociologo Andrés Walliser, direttore del workshop online PUBLIC SPACE AND PEOPLE
Qualche giorno fa ho invitato un collega, conosciuto a Torino in occasione dello Smart Building Workshop, a partecipare agli workshop online che sto coordinando nell’ambito del processi di progettazione partecipativa dreamhamar
Tutto il progetto, secondo la metodologia network design, è ispirato a valori di trasparenza, orizzontalità e apertura.
Se sei un architetto, un creativo, o se semplicemente sei interessato ai processi di creazione orizzontale e distribuita, ecco le sessioni online alle quali potrai partecipare durante la settimana di ottobre tramite il nostro DIGITAL LAB
Photo © Jana Sebestova | fonte smartbuilding.oato.it
Il finesettimana scorso ho avuto l’onore di partecipare, insieme allo studio HDA | Hugh Dutton Associés, allo Smart Building Workshop a Torino.
CONTINUE READINGINTRAVERSO è il nome di questo nuovo modo di viaggiare, a piedi e su sentieri poco battuti.
intraverso.org
Circa due mesi fa, io e Valentina abbiamo realizzato INTRAVERSO, un viaggio a piedi attraverso il territorio marchigiano. Whymarche, la rivista che ha partecipato a questo progetto in qualità di media partner, ha pubblicato qualche giorno fa un estratto del racconto del nostro viaggio. Per chi non compra la versione cartacea, ecco qui sotto la versione digitale della rivista e, a continuazione, la versione integrale del nostro resoconto.
CONTINUE READINGSono a casa, in una mattinata abbastanza calma in vista di un pomeriggio movimentato.
Subito dopo la sessione introduttiva del worshop online TACTICAL URBANISM, partirò per Torino per raggiungere Hugh Dutton, Gaetan et Sébastien con i quali parteciperò como coordinatore allo workshop Torino Smart Building.
Il nostro approccio sarà orientato ad ambiti di ricerca come l’architettura parametrica, performative design e architettura ibrida.
Di seguito alcuni dei materiali che hanno ispirato il workshop e che serviranno come base teorica.
#madrid2010 è stato l’anno – e anche l’ashtag! – dell’esplosione: in pochi mesi Madrid è diventato il centro in cui sembrava tutti prima o poi sarebbero arrivati. Dopo molti anni di separazione e viaggi, ho ritrovato a Madrid molte delle persone con cui avevo condiviso progetti, idee e sogni. È stato l’anno in cui io ho scelto di lasciare Parigi, dopo dieci anni, per trasferirmi a Calle Cruz - en el piso del gato encerrado - insieme a @juan_ @demierdadesign e G. de @lacasinegra.
#madrid2011 è stato l’anno della trasformazione. Abbiamo attutito il colpo e digerito l’esplosione. Chi più chi meno si è sistemato, io ho cambiato casa – currently living next to parque del retiro hihihi – ci siamo organizzati e abbiamo avuto modo di riflettere sul futuro, su come andare avanti.
#madrid2012 è alle porte, e si preannunciano cambiamenti importanti per tutti noi…
CONTINUE READING








